L’amore esiste? – 1×06 – Hai paura del buio? 

Ho un tuo messaggio vocale. Lo conservo su whatsapp come se fosse qualcosa di prezioso. Lo so che è una cosa da psicopatica. Cancello sempre le conversazioni perché mi rubano spazio nella memoria ma quella con te la lascio sempre lì, da sola e intera. In questo messaggio vocale ci sei tu che mi dici “Ti prego, dimmi cosa è questa cosa qua”. Che è la cosa che vorrei chiederti io dopo tutti questi mesi. Ogni tanto lo riascolto quando penso di amarti. Lo ascolto per fingere che sia tu a voler capire cosa cazzo è questa cosa incomprensibile che ogni tanto ci succede. A me succede continuamente. A te ogni tanto. Mi ricordo ancora quel giorno che ho avuto bisogno di dirtelo, di dirti che ti amavo. Che mi hai chiesto come stavo e ho colto l’occasione per svuotarti addosso la polvere che avevo nascosto sotto il tappeto: Tu – “Come stai?”

Io – “Bene. Peró potrei stare meglio”

Tu – “Che succede?”

Io – “Tu sei proprio sicuro di volerlo sapere? Ti prendi la responsabilità di questa domanda?”

Tu – “Si che sono sicuro. Dimmelo”

Io – “Niente…succede che sono mesi che ti penso. E la cosa drammatica è che ti penso SEMPRE. A volte mi capita di essere in autobus o per strada e mi sembra di vederti. Che stringo gli occhi per metterti a fuoco e non sei mai tu. Sento la tua voce, mi giro e non è la tua. Mi sento stupida. In pratica credo di amarti. Queste sono cose che succedono quando uno si innamora”

Tu – “Mi dispiace”

Tu – “Ma in realtà sono contento”

Tu – “Mi dispiace se questo amore ti ferisce ma sono contento a sapere che in qualche modo mi ami”.

Poi ci siamo rivisti dopo una serie indefinita di settimane e io avevo bevuto un paio di Campari. Potevo dirti la verità. Potevo dirti cosa avevo provato quella volta che sono riuscita a farti capire che ti amo.

Io – “Peró mi ha fatto bene dirti quella cosa”

Tu – “Dici?”

Io – “Si. È come se a dirtela poi mi è passata” 

Tu – “Sono contento. Si dice che passano solo delle cose brutte”

Tu – “Peró mi dispiace. Mi dispiace se non mi ami”

Siamo animali strani noi umani. Passiamo la vita a cercarci negli occhi degli altri e poi quando ci troviamo ci lasciamo andare. Perché a volte è troppo complicato. A volte non abbiamo voglia di scalare montagne e fare salti mortali. A volte basta sapere che ci si ama per decidere di restare immobili, di non fare nemmeno un passo. Che siamo così strani noi umani da spaventarci per le parole d’amore. Che tu le dici e non sai mai se dall’altra parte c’è qualcuno che risponde o qualcuno che sprofonda negli abissi dell’assenza pur di non doversi prendere lo sbattimento di trovare parole che non vuole dire. 

C’è una cosa che non smetteró mai di fare: prendere quello che sento, sbatterlo sul tavolo e servirlo per cena. 

Io non avró mai e poi mai e poi mai paura di quello che ho tra la testa e lo stomaco. 

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L’amore esiste? – 1 x 05 – Portami a bere dalle pozzanghere 

Ci sono delle cose che capitano. Cose che capitano e basta. Come quando conosci qualcuno da tanto tempo e ti è sempre stato indifferente ma poi un giorno lo vedi entrare in una stanza che ti guarda, ti sorride e ti dice “Ciao” e tu pensi “OH CAZZO!” e poi rispondi “Ciao” con lo sguardo fisso nel vuoto e ti senti improvvisamente una disadattata. A voi non è mai successo? A me è successo e mi ha fatto capire una e una sola cosa: molto spesso guardiamo le cose ma quasi mai le vediamo davvero. Ogni tanto faccio queste grandi scoperte epocali che sono proprio fiera della mia intelligenza! 

Quel giorno ti ho visto per la prima volta. Per la prima volta mi sono proprio accorta della tua esistenza. Eppure quel sorriso e quegli occhi mi sono capitati davanti un milione di volte senza farmi alcun tipo di effetto. Ma proprio niente. Zero spaccato. Il nulla assoluto. Il vuoto cosmico. 

La domanda è: PERCHÉ? Perché non me ne sono mai accorta?

Forse perché non era il momento o forse perché ero troppo distratta da tutte le cose della mia esistenza. Perché in ogni esistenza ci sono moltissime cose che richiedono attenzione e che rubano lo sguardo da tante altre cose che stanno dentro o fuori o intorno. 

Quel giorno mi sono così innamorata come una rincoglionita che ricordo ancora di aver pensato che i tuoi occhi hanno lo stesso colore delle pozzanghere in cui di mattina, in pieno sole e dopo una piogga torrenziale, si riflette il cielo che si è aperto improvvisamente. Il colore delle pozzanghere in cui si riflette il cielo nei giorni in cui eri proprio convinta che il sole non sarebbe mai spuntato. E invece ecco il sole e il cielo pulito dalle nuvole. Tutto chiaro e limpido e leggero e bello. 

Così dovrebbe essere la vita. Più o meno sempre così. 

Ricordo che quel giorno che ti ho visto per la prima volta mi è anche partita nella testa “Love will tear us apart” dei Joy Division, canzone che amo moltissimo ma che è sempre presagio di sfaceli emotivi di ogni genere e tipo. Fin da quando ero bambina ho sempre avuto questo vizio di mettermi le colonne sonore come se fossi un film. Poi quelle canzoni si sono incastonate in alcuni ricordi e ancora oggi mi aiutano a mantenere vive nella memoria alcune immagini e alcune sensazioni che, per quanto dolorose o complicate, sono certa di non voler dimenticare per nessun motivo al mondo. 

Crescendo ho capito che non è che si puó essere sempre contenti. Mica si possono solo avere gioie nella vita! Ma sai che palle? Tutto che va bene e tu che pensi di vivere nel parallelo mondo degli elfi di Babbo Natale. Ma dai! Ma cosa! Ma ben vengano le sofferenze. Che poi…detto proprio tra noi…io grazie alle sofferenze ho fatto altre epocali scoperte dell’acqua calda. Ho scoperto concretamente cose che avevo letto nei romanzi ma che poi a viverle è proprio un’altra cosa.

Insomma…ho visto questi occhi qui e mi sono detta “OH CAZZO!” e poi mi sono detta “E ora? Che faccio? Cosa faccio? Non faccio niente? Fingo disinvoltura? E se ora si avvicina e mi parla? Che faccio se mi parla? Ma poi ci ho parlato un sacco di volte…non avrà niente di nuovo da dirmi oggi! Oh no…sta camminando. Sta venendo qui. Oh noooo! No! E dai! E torna indietro! No. Non sta tornando indietro. Non oggi eh. Oggi no. Dai. Gira a destra e vai da quella. Ma non continuare a camminare. Non senti che ti sto dando degli impulsi telepatici e ti sto dicendo che NON MI DEVI PARLARE? Ma porca troia!” 

Lui si avvicinó e farfuglió qualcosa. Era leggermente in imbarazzo o me lo sono immaginato. A me piace sempre immaginare le cose. Era bello. Molto bello. E in quel momento mi sono detta che forse potevo fare qualcosa. 

Insomma…tutto questo lungo papiro è il mio modo per arrivare alla conclusione che forse quella volta era meglio se mi stavo ferma e non facevo niente. 

L’amore esiste? – 1 x 04 – Possibile e impossibile 

Ci sono momenti impossibili. Ci sono momenti impossibili perché semplicemente non dovrebbero accadere mai e lo capisci quando invece accadono. Che se una cosa non è possibile non dovrebbe accadere e invece i momenti impossibili hanno questo problema che accadono e quando succede non si sa mai cosa fare. Di certo c’è che tu questi momenti impossibili li desideri più di quelli che sembrano o sono così possibili da perdere ogni tipo di fascino. 

Ecco…si…i momenti impossibili ci piacciono da morire e ci fanno pensare che allora è vera quella cagata che ci dicono da sempre, quella cagata del “Tutto è possibile se lo vuoi”. 

In questo gioco di possibilità e impossibilità nascondiamo tutti i nostri segreti più segreti, quelli irriferibili che racconti solo a un paio di amiche ben selezionate e che sai che ti diranno che stai facendo una cosa stupida e che ne pagherai le conseguenze. Quelle poche amiche sincere che ti dicono quello che pensano, anche se ti farà veramente schifo. Perché non è che possiamo passare l’esistenza a dirci solo cose che ci piacciono. Perché la quasi totalità delle cose che dovremmo dirci sono cose che sicuramente non ci piaceranno e sono cose totalmente diverse da quello che immaginiamo. Io ho poche amiche preziose che mi dicono le cose brutte e me le tengo strettissime, perché la verità non la dicono tutti. No. La verità è di una rarità infinita. 

Quando mi hai baciata in piena estate, con il caldo terrificante e un gin lemon nella mano sinistra…bè…quello è stato un classico esempio di momento impossibile. Un momento desideratissimo e che non doveva arrivare mai ma è arrivato, tipo onda anomala o catastrofe naturale o che ne so, come una bomba a guerra finita o l’idrante che si accende quando non è ora di irrigazione. Insomma…i momenti impossibili arrivano ed è un casino inenarrabile perché quello è il momento in cui la sanità mentale mia e di tutti voi viene messa alla prova. È come se fosse un rito di passaggio. Se si sopravvive al momento impossibile si è pronti a conquistare il mondo perché significa che si è dei soggetti equilibrati e centrati e tutte le cose idiote che proviamo a raggiungere lavorando su noi stessi. Tutte quelle cose idiote che proviamo a raggiungere facendo un sacco di lavoro inutile su noi stessi eh, perché il momento impossibile è sempre lì in agguato, pronto a vanificare gli sforzi di decine di anni. Come quando pensi di stare bene, lui ti parla e tu rompi il bicchiere che hai in mano senza fare nemmeno tanta pressione, pensi tu. In realtà la pressione l’hai fatta e non te ne sei accorta perché quello è il tuo momento impossibile che ti sta parlando e ti sta dicendo delle cose che tu non riesci nemmeno ad ascoltare perché ormai nella tua tua testa è partita la bora e quindi annuisci e fingi di essere interessatissima a quello che dice ma tu, tu lo sai che non stai capendo niente e che domani quando l’amica fidata ti chiederà “Ma quindi che ti ha detto?” tu risponderai “Guarda…sincerità per sincerità…non mi ricordo niente e ho bevuto solo una birra”.

L’amica ti abbraccia. 

E negli abbracci ci sono tutte le cose possibili, quelle che guardiamo con meno interesse. Le cose possibili che ci salvano la vita. 

L’amore esiste? – 1×03 – Se non ami te non sarai mai pronto ad amare me 


Mi capita spesso di fermarmi ad osservare le relazioni. Lo faccio con le mie e con quelle degli altri. Osservare le relazioni mi aiuta a capire quali errori non replicare e quali buone pratiche portare nella mia vita quotidiana. E non mi riferisco solo alle relazioni amorose. Per relazione intendo qualsiasi tipo di dinamica uomo/donna o donna/donna o uomo/uomo, che siano amanti o amici. 

Mi fermo spesso a guardare gli occhi della gente che si incontra per caso per strada e inizia a chiacchierare. Gli occhi degli incontri che non ti aspetti, forse quelli più belli. Perché la verità è che siamo tutti così presi dalle nostre vite e dalle nostre cose che non riusciamo più ad incontrarci con la stessa facilità dell’adolescenza o degli anni che precedono il limite di età in cui qualcosa cambia dentro i cuori di tutti: i 25 anni.

Nella mia mente i 25 anni sono più o meno l’età in cui tutti hanno vissuto la prima relazione dolorosa e quello che succede dopo è l’inevitabile conseguenza della metabolizzazione di quel dolore. Che poi quello che succede dopo la fine di una relazione non è altro che l’elaborazione di un lutto, sicuramente un pochino meno drammatico di quei lutti che ti portano via le persone per sempre. 

I lutti sono sempre una merda. Che siano definitivi e irreversibili o che siano semplicemente sinonimo di una cosa che è finita e che ti chiede di andare oltre. Andare oltre poi non è sempre la cosa più facile del mondo. Ci sono momenti in cui andare oltre sembra impensabile e ci si rinchiude all’interno del proprio dolore fatto di mattoncini da mettere uno sopra l’altro fino a formare il perimetro di una stanza sicura in cui rimanere fino a quando è necessario, come la tana del letargo. Ci sono lutti rimandati per anni e anni, come a pensare che con il tempo il distacco sarà più semplice. E invece no, non lo è perché non esiste un distacco semplice. Esiste solo il distacco lacerante e doloroso dell’abbandono. 

Poi c’è quella fase post abbandono in cui ci si rende conto che hai disimparato a fare una cosa importantissima: hai disimparato a stare da sola. Stare da soli non è semplice se ti sei dimenticata come si fa. I primi tempi sono faticosi e ti senti sola e pensi di non avere nessuno al mondo e stai lì ad ammucchiare mattoncini mentre costruisci la stanza di cui parlavo qualche riga fa, quella del letargo e del luogo sicuro. Si passano le giornate immersi in una specie di oblio di morte e distruzione e le giornate sono tante e lentissime e tu non riesci a capire né cosa stai facendo né perché tu senta questa necessità incredibile di solitudine. Una solitudine autoimposta ma desiderata. Passano i giorni e le settimane e i mesi e a volte anche gli anni e si scopre il piacere di rimanere da soli, che per solitudine non si intende il rifiuto della socialità ma l’abbandono dell’idea di avere una relazione che abbia un punto in comune con quella che è la tua idea di amore. Passano i giorni e le settimane e i mesi e a volte anche gli anni e tu scopri una nuova persona che è uguale identica alla vecchia, solo con molta più consapevolezza del suo cuore e del suo sentire. 

L’utilità della solitudine dopo l’abbandono è enorme. L’utilità di imparare a pensare solo e soltanto al proprio io è spropositata. 

Forse imparare a stare da sola è il miglior regalo che mi sia fatta in tutti questi anni. Forse imparare a stare da sola è l’idea più intelligente che mi sia venuta nella vita.

Soundtrack / Nada – Senza un perché

Lei non parla mai

lei non dice mai niente

Ha bisogno d’affetto

e pensa che il mondo non sia solo questo
Non c’è niente di meglio

che stare ferma dentro a uno specchio

come è giusto che sia

quando la sua testa va giù

e tutta la vita

gira infinita senza un perché

e tutto viene dal niente

e niente rimane senza di te
Lei non parla mai

lei non dice mai niente

Non è poi così strano se chiede perdono

e non ha fatto niente
Non c’è niente di meglio che stare in silenzio

e pensare al meglio

a un’estate leggera che qui ancora ancora non c’è

e tutta la vita

gira infinita

senza un perché

e tutto viene dal niente

niente rimane senza di te

e tutta la vita gira infinita

senza un perché

e tutto viene dal niente e niente rimane senza di te
Lei non parla mai

lei non dice mai niente

L’amore esiste? – 1×02 – Al sicuro 


Prendi le cose e mettile da parte, come le monete dei resti, quelle che metti nel barattolo di latta dei momenti drammatici. Che quando sul conto non hai più soldi puoi aprire il barattolo e salvare la settimana con quello che hai tenuto da parte per i periodi difficili. Prendi le cose e nascondile in una scatola. Mettici intorno pezzi di tessuto tagliati da vecchie sciarpe che non ti piacciono più. Che le cose che si mettono da parte vanno tenute la caldo e al sicuro, tra il tuo profumo e il mio. Insieme. I nostri profumi in una scatola piena di cose messe da parte.

Che una mattina ci sveglieremo e metteremo tutto fuori e quel tutto lo guarderemo e ci chiederemo cosa farne. E non lo sapremo cosa farne, non l’abbiamo mai saputo, nemmeno quando abbiamo messo al sicuro le cose da tenere da parte. 

Con i ricordi negli occhi e le sensazioni nel cuore, immutabili, sempre le stesse e sempre le nostre. 

Con i suoni che non temono il passare delle stagioni e le canzoni preferite, sempre le stesse anche loro, che c’è solo da mettere play e recitare il testo a memoria. 

Che a memoria ricordo il tuo profilo, sempre lo stesso nel tempo. Che ci cambiamo i vestiti ma i nostri corpi rimangono sempre gli stessi, avvolti nelle sciarpe che non useremo più e che taglieremo per tenere le cose al sicuro.

Al sicuro. 

L’amore esiste? – 1×01 – La dura legge della calamita e del ferro 

Mi sono innamorata di te perché non avevo niente da fare. Faceva freddo, ero sotto le coperte e ascoltavo un disco che non avevo mai ascoltato. E mi sono innamorata di te per riempire i vuoti delle mie giornate piene di casini e di cose da fare. Mi sono innamorata di te perché mi è sempre piaciuto svegliarmi la mattina e pensare agli occhi di qualcuno. Ho provato ad innamorarmi di altre persone che non avessero gli stessi occhi tuoi ma non ha funzionato. Ho provato con gli uomini che incontro in autobus, con quelli che si fermano per farmi attraversare la strada, con il cassiere del supermercato e con il ragazzo del bar e con il fruttivendolo, il postino, il poliziotto, il carabiniere, il capostazione, lo spazzino, il dj, il promoter, il chitarrista, il pianista, il cantante, il bassista e poi anche il sassofonista e l’organizzatore di mostre, il grafico, il critico teatrale, l’attore, il direttore artistico, l’addetto alla cultura. Ho provato ad innamorarmi di tutti loro e non ce l’ho fatta. Perché io voglio te e te soltanto, con i tuoi occhi che riconoscerei tra milioni di altri occhi. I tuoi occhi che li riconoscerei anche da chiusi e in una stanza al buio. Io ti troverei ovunque. È come se nel mio cuore ci fosse una specie di calamita e nel tuo ci fosse un piccolo pezzo di ferro. Che siamo costretti ad avvicinarci. Che è l’energia ad unirci e non sono io e non sei nemmeno tu. Che quella calamita e quel pezzo di ferro ce li hanno messi nel cuore ancora prima che venissimo a questo mondo assurdo. Che anche da bambini eravamo destinati a incontrarci, è la dura legge della calamita e del ferro. 
Che io ti amo. 

Ti amo. 

Ti amo. 

Ti amo. 

Ti amo. 

Ti amo dal primo giorno che ti ho visto, che mi ricordo ancora come eri vestito e il tuo profumo. Mi ricordo tutto. Le tue domande e i miei silenzi e tutto quello che poi non è successo. Perché la dura legge della calamita e del ferro ci impedisce di trovarci subito. Noi ci troviamo a un certo punto. Che non si capisce quando e dove sia. Succede. A un certo punto. 

Io ti aspetto e nel frattempo studio le leggi dell’attrazione. 

L’amore esiste? – Pilot 01×00 


Sono tante le cose che non capisco. Sono tante le cose del mondo che mi sono sconosciute. Che più di tutte queste cose non capisco questa sensazione di pienezza della tua assenza, questo tuo restare nonostante tu faccia di tutto per andare via. 

È strano l’amore. L’ho sempre pensato. E me li ricordo tutti i miei innamoramenti, dal primo all’ultimo. La prima volta che mi sono innamorata ero alle scuole materne. Oggi posso dire con certezza che quello li era amore e io me ne ero anche accorta che era una cosa speciale. C’era questo bambino di cui ricordo sia il nome che il cognome e che so anche come è fatto oggi perché ci salutiamo ancora quando ci incrociamo per strada. C’era questo bambino che quando mi parlava io proprio non capivo più niente. Che ricordo ancora una scena precisa, che se chiudo gli occhi riesco a riviverla. Restavamo a pranzo a scuola, c’era la mensa. Quel giorno venne a sedersi accanto a me o le maestre gli assegnarono quel posto, ricordo le sensazioni ma non le regole. Era il tavolo davanti alla lavagna. Ricordo che lui aveva la guancia sporca di pennarello scuro, forse un verde bosco. Il grembiule bianco. Io che mi sentivo bruciare in viso. Era seduto accanto a me e inizió a parlarmi. Io non riuscivo a rispondere, ero troppo emozionata. Lui avrà pensato che sicuramente ero una bambina poco interessante, troppo silenziosa, esageratamente emotiva. Io per la prima volta nella mia vita mi sono sentita stupida e fortemente inadeguata, sensazioni che poi avrei continuato a provare negli anni e a cui avrei anche dato un nome. Lui non mi parló più e io continuai a pensare sempre a quella volta che era seduto vicino a me e decise di farmi una domanda a cui io non ho mai dato una risposta. La domanda non me la ricordo per il troppo imbarazzo della risposta mancata. Quella è stata la prima volta che ho scoperto la mia enorme, gigantesca, apocalittica, stupida piaga: la sensibilità. Peró ho anche scoperto la magia del ricordo dei momenti speciali.

L’estate frequentavamo lo stesso lido e anche quando andavo al mare con la mia famiglia continuavo ad essere innamorata di lui. Passavo intere giornate a fare bagni, catturare granchi, cadere. Non mi bruciavo mai al sole. Insomma facevo le cose che fanno i bambini. Lui non ha mai giocato con me in spiaggia e io pensai che probabilmente dovevo fargli davvero schifo. Poi con molta sincerità non ricordo in alcun modo possibile quando ho smesso di essere innamorata di questo soggetto qua.